- www.sceltedivino.it - 20 Ottobre 2011

fonte: sceltedivino.it

Dagli Alburni autoctoni senza solfiti
La storia di Tenute del Fasanella e d’una scommessa vinta




antece
Non si arriva per caso tra i monti Alburni a Sant’Angelo a Fasanella, in questo pezzo di Campania stretto tra il mare delCilento e la Lucania. Da sempre attrattori son stati la scultura rupestre denominata Antece e le Grotte di San Michele, nonché un patrimonio ambientale di indiscutibile valore. (A.Pe.)
 

 
Ma dal 2008 non è più così, è l’anno della prima vendemmia di Tenute del Fasanella, un’azienda nata con un grande sogno, creare una realtà produttiva che portasse il nome del proprio paese in giro per il mondo. Un’ambizione collettiva che si è trasformata, di fatto, in una società formata da circa 40 persone, di cui una parte sono “emigranti” che – in questo modo – hanno potuto rafforzare il proprio rapporto con il paese d’origine e contribuire a tenerlo vivo.
logo fasanella


I primi impianti, nel 2005, hanno visto il paesaggio cambiare pian piano, mentre i nove ettari aziendali accoglievano il Fiano, l’Aglianico, il Primitivo e l’Aglianicone. Quest’ultima è una varietà autoctona - recuperata in zona - che sta regalando molte soddisfazioni, da essa ne viene un vino di corpo, più “facile” rispetto all’Aglianico sia per un degustatore meno esperto che in funzione degli abbinamenti culinari.

fiano
Ad affiancare la produzione, un appassionato lavoro di ricerca tramite l’allevamento della Santa Sofia e del Mangiaguerra (antichi vitigni locali) e micro vinificazioni atte a valutare nel tempo un possibile investimento aziendale. Sono tre – dunque - i pilastri su cui Tenute del Fasanella ha puntato il suo lavoro: una meticolosa cura dei vigneti (allevati in biologico), la valorizzazione e la ricerca sui vitigni autoctoni del Cilento e la lavorazione dei vini senza solfiti aggiunti.
mangiaguerra
L’azienda si avvale di un consulente vitivinicolo, Sergio Pappalardo, che è uno dei pochi in Italia che dalla vigna in cantina evita l’uso di prodotti di sintesi e “concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
sergio-pappalardo
“Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti spiega Sergio Pappalardo - a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”
sergio-pappalardo2
Sempre il consulente vitinicolo rileva: "Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi. L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Il Phasis, un Fiano in purezza Igp Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”.
Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche. Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano). I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis, sono prodotti che conquistano per la loro pulizia, la schiettezza e per la loro aderenza alla varietà da cui sono tratti, richiesti – infatti – da un pubblico attento al gusto ed alla salute. Tant’è che – oltre ad una distribuzione classica, molte sono le richieste ricevute da lontano grazie ad un’intensa attività telematica. Ora a pochi giorni dalla chiusura della vendemmia, a Sant’Angelo a Fasanella si lavora in cantina, mentre c’è attesa per l’uscita dell’Aglianicone Alburno 2010 prevista per la prossima primavera e dell’Aglianico Manfredi 2009 prevista per settembre 2012. Una scommessa già vinta, insomma, per questa giovane realtà aziendale che continua a prefiggersi obiettivi di rilievo e che l’ha trasformata in poco tempo nell’unica azienda campana a fare vini senza solfiti aggiunti.


Antonella Petitti

 

- www.vinit.net - 10 Ottobre 2011

fonte: vinit.net

Vino senza solfiti aggiunti ? Si grazie, ora si può

Devo ammettere che fino ad oggi sono stato abbastanza dubbioso sui vini “ naturali , biologici e biodinamici “, precisando fin da subito che non sono assolutamente contrario in linea di principio con la realizzazione e la degustazione di questi vini.

Unica condizione imprescindibile per chi Vi scrive è sempre e comunque l'alta qualità del prodotto finale " vino ", perché come recitava uno spot pubblicitario del bravissimo e simpatico Nino Manfredi :
" Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è ? "
Questo è lo stesso mio pensiero quando mi approccio a degustare un vino, qualunque esso sia. Raramente mi è capitato di degustare vini naturali e/o biologici e/o biodonamici veramente buoni, ad esempio questi :
http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=5880 per quanto riguarda questa azienda :
http://www.casinadicornia.com/
oppure questa recente visita in azienda e relativa super-degustazione in Alto Adige da Alois Lageder :
http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=6834
ma come scrivevo sopra , questi erano pochissimi e rari ricordi.
Poi un giorno vengo a conoscenza che un gruppo di viticoltori lungimiranti, ha aderito ad un protocollo, che prevede la produzione di vino SENZA ALCUNA AGGIUNTA DI SO2, vale a dire produzione di vino SOLFITI FREE, ecco l'elenco .
I Pionieri e i Vini Freewine
L'elenco dei produttori e dei vini prodotti nella vendemmia 2010 nel rispetto del disciplinare Freewine. Cliccando sui nomi delle cantine avrete accesso ai loro siti web. Cliccando sui nomi dei vini avrete accesso alle rispettive schede tecniche.
Consiglio una attenta visita ed approfondimento al sito :
http://www.freewine.eu/pionieri-vini-freewine
Amorosso
Amorosso Aglianico del Vulture DOC
Responsabile: Piergiorgio Mangialardi
Ancilla Lugana - Az. Agr. La Ghidina
"1909" Lugana DOC
Responsabile: Luisella Benedetti
Cantina Sociale Roverè della Luna
Zero Wine Blanc IGP Vigneti delle Dolomiti
Zero Wine Rosè IGP Vigneti delle Dolomiti
Responsabili: Corrado Gallo, Carlo Alberto Gasperi
Cantine Bolla
Amarone Class DOCG (solo sperimentazione tecnica)
Responsabili: Luca De Palma, Mariecarmen Navas, Christian Scrinzi
Fattori di Fattori Giovanni
Runcaris Freewine Soave DOC
Responsabile: Antonio Fattori
Le Pignole
Creorosso Tai Rosso Colli Berici DOC
Responsabile: Paolo Padrin
SeiTerre
Anima Flava Garganega IGT Veneto
Anima Rubra Sangiovese IGT Toscana
Responsabili: Mauro Berloffa, Matteo Crema
Tenuta di Corte Giacobbe - Dal Cero
Nature Soave DOC
Responsabile: Davide Dal Cero
Tenute del Fasanella
Auso Rosso IGP Paestum
Fiano Phasis IGP Paestum
Responsabili: Silvana Verrone, Bruno Sellitto, Sergio Pappalardo
Terre Verdi ( Moncaro )
Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC
Responsabili: Doriano Marchetti
 
 

DEGUSTAZIONE VINO AUSO 2010-IGT PAESTUM- TENUTE DEL FASANELLA
 

Tenute del Fasanella s.r.l. Corso Apollo XI 44 84027 S. Angelo a Fasanella (SA) P.IVA 04069810655
contattaci:
info@tenutedelfasanella.it
 
Tel./Fax :
+39 (0)828 961285
Cell. (presidente):
+39 339 5368 529
Agente vendite per Salerno e provincia: Nicola Vincenzo Cell. +39 366 42 73 147
LA STORIA
( liberamente tratto dal sito aziendale )
La Società Tenute del Fasanella nasce nel novembre 2003 da una idea di Michele Clavelli che, già sindaco del comune di Sant'Angelo a Fasanella, intendeva creare un'attività che desse nuova linfa al paese.
Dunque è l'amore e la passione per la propria terra a far sì che, pian piano, fossero in più di 40 a sposare il progetto, diventandone soci.
Dopo un'attenta ricerca per l'individuazione delle microzone più vocate, nel 2004 furono mossi i primi passi con l'acquisto dei terreni e l'avvio dei lavori necessari a renderli adatti alla coltivazione della vite.
L'anno successivo, difatti, si è proceduto alla messa a dimora delle barbatelle.
E' così che nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, ai piedi dei Monti Alburni, prende vita l'attività di questa nuova realtà vitivinicola. Tenute del Fasanella scelgono sin da subito, come filosofia aziendale, di vinificare soltanto uve di proprietà che, ad oggi, si ottengono da 7 ettari in produzione.
Sono 4, invece, gli ettari impiantati nel corso del 2009.
A testimonianza di questa inusuale scelta, la prima vendemmia che ha condotto all'imbottigliamento è stato proprio il 2008.
Anno in cui la totale gestione dei vigneti, il lavoro di vinificazione e la progettazione delle nascenti cantine sono state affidate all'enologo Sergio Pappalardo(consensowine).
Le varietà presenti nelle Tenute del Fasanella sono: Fiano, Primitivo, Aglianico ed Aglianicone. Di grande interesse il lavoro rivolto ai nuovi impianti di Santa Sofia e Mangiaguerra, entrambe varietà autoctone del Cilento, così come l'Aglianicone, già in produzione.
 

SCHEDA TECNICA

AUSO 2010
Denominazione: Rosso IGP Paestum
Varietà: Aglianico 50% Primitivo 50%
Località: S. Vito Prato
Estensione vigneto: 2 ettaro
Altitudine: 500 metri s.l.m.
Disposizione vigneto: esposto a sud-ovest con orientamento dei filari nord-sud
Suolo: profondo, su alternanze marnoso arenacee, a tessitura media in superficie, fine o moderatamente fine in profondità
Densità d'impianto: 5680 piante/ettaro
Potatura: cordone speronato
Produzione: 96 Ql/Ha
Tipo ed epoca di vendemmia: manuale in ceste da 15 Kg
19 settembre per il Primitivo, 10 e 23 ottobre per l'Aglianico
Vinificazione in totale assenza di solforosa: diraspatura; macerazione prefermentativa a freddo; macerazione alcolica in acciaio per 11 giorni a temperatura controllata; svinatura e pressatura soffice; proseguo della fermentazione per altri 40 giorni per l'Aglianico; fermentazione malolattica;
Maturazione: in acciaio su fecce fini sino al taglio Aglianico-Primitivo del19 maggio 2011
no stabilizzazione tartarica, no stabilizzazione proteica
Filtrazione: a cartucce 0,45 µm
Imbottigliamento: 1 giugno 2011
Affinamento: 1 mese in bottiglia
Resa uva/vino: 64%
Bottiglie prodotte: 13.790 2000 litri di vino rosso sfuso
Dati analitici
alcol svolto: 14,61 %v
 

 
NOTE DI DEGUSTAZIONE DI ROBERTO GATTI

Come primo vino ho degustato il bianco di questa azienda, composta da un folto gruppo di 42 ( se non ho contato male ) bravi ed appassionati soci, il Phasis 2010, un Fiano in purezza al 100%, con un quantitativo irrisorio di soli 6 mg/l, e devo dire che la bottiglia era perfetta, con una buona beva, senza alcun difetto. Qualche piccolo problema è sorto il giorno successivo, quando la bottiglia bene ritappata e posta in frigorifero, incominciava a manifestare qualche segno di " cedimento ", con leggere note ossidative ed acetiche, per cui al momento non mi sento di andare oltre.
Vino Auso 2010- Igt Paestum- gr. 14,5
Questo vino mi ha inebriato l'anima ed i sensi, perché il piacere che mi ha procurato nell'immediato ed anche nei giorni successivi è stato grande. Una grande e positiva caratteristica di questo vino è quella per cui si è mantenuto integro, godibile e succoso anche dopo molti giorni dalla sua stappatura, dimostrando una tenuta nel tempo notevole, anche senza uso di solforosa. Ora ne conserverò una bottiglia in cantina e tra alcuni anni farò anche una ulteriore verifica di tenuta negli anni. Ma veniamo ora alle note degustative di questo " gioiellino " della nostra enologia, con il grande pregio di essere assolutamente SALUBRE.
Ottenuto da un " blend " ( indovinato a mio avviso ) 50% Aglianico 50% Primitivo, si presenta nel bicchiere :
rosso scuro violaceo, di grande ed invitante impatto visivo ;
al naso è pulito, con note vinose ( in gergo Ais significa che ci ricorda le note che si percepiscono durante la fermentazione n.d.r. ) , fruttate ;
in bocca è nettamente migliore dove manifesta un buon frutto croccante e polposo, leggeri residui di fermentazione lo rendono quanto mai gradevole, un sorso tira l'altro; l'alcol dichiarato seppure sostenuto NON si avverte minimamente e molto bene si amalgama con il grande frutto e materia prima, fresco e godibile. Mora di rovo, liquirizia sono i richiami gusto/olfattivi principali di questo vino " SOLFITI FREE " che ci ha molto favorevolmente impressionato. Anche i giorni successivi manteneva intatte le sue peculiarità organolettiche.
Un buonissimo vino da provare assolutamente, una bella esperienza che ci ha insegnato che la strada verso vini piu' salubri è tracciata.
Con i migliori complimenti
Roberto Gatti

- www.winetaste.it - 10 Ottobre 2011

Fonte: winetaste.it

VINO SENZA SOLFITI AGGIUNTI ? SI GRAZIE ORA SI PUO'

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Devo ammettere che fino ad oggi sono stato abbastanza dubbioso sui vini “ naturali , biologici e biodinamici “, precisando fin da subito che non sono assolutamente contrario in linea di principio con la realizzazione e la degustazione di questi vini. Unica condizione imprescindibile per chi Vi scrive è sempre e comunque l’alta qualità del prodotto finale “ vino “, perché come recitava uno spot pubblicitario del bravissimo e simpatico Nino Manfredi :
“ Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è ? “
 
Questo è lo stesso mio pensiero quando mi approccio a degustare un vino, qualunque esso sia. Raramente mi è capitato di degustare vini naturali e/o biologici e/o biodonamici veramente buoni, ad esempio questi :
http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=5880 per quanto riguarda questa azienda :
 
http://www.casinadicornia.com/
 
oppure questa recente visita in azienda e relativa super-degustazione in Alto Adige da Alois Lageder :
http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=6834
ma come scrivevo sopra , questi erano pochissimi e rari ricordi.
 
Poi un giorno vengo a conoscenza che un gruppo di viticoltori lungimiranti, ha aderito ad un protocollo, che prevede la produzione di vino SENZA ALCUNA AGGIUNTA DI SO2, vale a dire produzione di vino SOLFITI FREE, ecco l’elenco .
 
I Pionieri e i Vini Freewine
L'elenco dei produttori e dei vini prodotti nella vendemmia 2010 nel rispetto del disciplinare Freewine. Cliccando sui nomi delle cantine avrete accesso ai loro siti web. Cliccando sui nomi dei vini avrete accesso alle rispettive schede tecniche.
Consiglio una attenta visita ed approfondimento al sito :
http://www.freewine.eu/pionieri-vini-freewine
 
 
 
 
Amorosso
Amorosso Aglianico del Vulture DOC
Responsabile: Piergiorgio Mangialardi
 
Ancilla Lugana - Az. Agr. La Ghidina
"1909" Lugana DOC
Responsabile: Luisella Benedetti
 
Cantina Sociale Roverè della Luna
Zero Wine Blanc IGP Vigneti delle Dolomiti
Zero Wine Rosè IGP Vigneti delle Dolomiti
Responsabili: Corrado Gallo, Carlo Alberto Gasperi
 
Cantine Bolla
Amarone Class DOCG (solo sperimentazione tecnica)
Responsabili: Luca De Palma, Mariecarmen Navas, Christian Scrinzi
 
Fattori di Fattori Giovanni
Runcaris Freewine Soave DOC
Responsabile: Antonio Fattori
 
Le Pignole
Creorosso Tai Rosso Colli Berici DOC
Responsabile: Paolo Padrin
 
SeiTerre
Anima Flava Garganega IGT Veneto
Anima Rubra Sangiovese IGT Toscana
Responsabili: Mauro Berloffa, Matteo Crema
 
Tenuta di Corte Giacobbe - Dal Cero
Nature Soave DOC
Responsabile: Davide Dal Cero
 
Tenute del Fasanella
Auso Rosso IGP Paestum
Fiano Phasis IGP Paestum
Responsabili: Silvana Verrone, Bruno Sellitto, Sergio Pappalardo
 
Terre Verdi ( Moncaro )
Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC
Responsabili: Doriano Marchetti
 
 
 
DEGUSTAZIONE VINO AUSO 2010-IGT PAESTUM- TENUTE DEL FASANELLA
 
LA STORIA
( liberamente tratto dal sito aziendale )
 
La Società Tenute del Fasanella nasce nel novembre 2003 da una idea di Michele Clavelli che, già sindaco del comune di Sant’Angelo a Fasanella, intendeva creare un’attività che desse nuova linfa al paese.
Dunque è l’amore e la passione per la propria terra a far sì che, pian piano, fossero in più di 40 a sposare il progetto, diventandone soci.
 
Dopo un’attenta ricerca per l’individuazione delle microzone più vocate, nel 2004 furono mossi i primi passi con l’acquisto dei terreni e l’avvio dei lavori necessari a renderli adatti alla coltivazione della vite.
L’anno successivo, difatti, si è proceduto alla messa a dimora delle barbatelle.
 
E’ così che nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, ai piedi dei Monti Alburni, prende vita l’attività di questa nuova realtà vitivinicola. Tenute del Fasanella scelgono sin da subito, come filosofia aziendale, di vinificare soltanto uve di proprietà che, ad oggi, si ottengono da 7 ettari in produzione.
Sono 4, invece, gli ettari impiantati nel corso del 2009.
 
A testimonianza di questa inusuale scelta, la prima vendemmia che ha condotto all’imbottigliamento è stato proprio il 2008.
Anno in cui la totale gestione dei vigneti, il lavoro di vinificazione e la progettazione delle nascenti cantine sono state affidate all’enologo Sergio Pappalardo(consensowine).
 
Le varietà presenti nelle Tenute del Fasanella sono: Fiano, Primitivo, Aglianico ed Aglianicone. Di grande interesse il lavoro rivolto ai nuovi impianti di Santa Sofia e Mangiaguerra, entrambe varietà autoctone del Cilento, così come l’Aglianicone, già in produzione.
 
 
 
SCHEDA TECNICA
 
AUSO 2010
 
Denominazione: Rosso IGP Paestum
Varietà: Aglianico 50% Primitivo 50%
Località: S. Vito Prato
Estensione vigneto: 2 ettaro
Altitudine: 500 metri s.l.m.
Disposizione vigneto: esposto a sud-ovest con orientamento dei filari nord-sud
Suolo: profondo, su alternanze marnoso arenacee, a tessitura media in superficie, fine o moderatamente fine in profondità
Densità d’impianto: 5680 piante/ettaro
Potatura: cordone speronato
Produzione: 96 Ql/Ha
Tipo ed epoca di vendemmia: manuale in ceste da 15 Kg
19 settembre per il Primitivo, 10 e 23 ottobre per l’Aglianico
 
Vinificazione in totale assenza di solforosa: diraspatura; macerazione prefermentativa a freddo; macerazione alcolica in acciaio per 11 giorni a temperatura controllata; svinatura e pressatura soffice; proseguo della fermentazione per altri 40 giorni per l’Aglianico; fermentazione malolattica;
Maturazione: in acciaio su fecce fini sino al taglio Aglianico-Primitivo del19 maggio 2011
no stabilizzazione tartarica, no stabilizzazione proteica
Filtrazione: a cartucce 0,45 µm
Imbottigliamento: 1 giugno 2011
Affinamento: 1 mese in bottiglia
Resa uva/vino: 64%
Bottiglie prodotte: 13.790 2000 litri di vino rosso sfuso
 
Dati analitici
alcol svolto: 14,61 %v
 
 
NOTE DI DEGUSTAZIONE DI ROBERTO GATTI
 
Come primo vino ho degustato il bianco di questa azienda, composta da un folto gruppo di 42 ( se non ho contato male ) bravi ed appassionati soci, il Phasis 2010, un Fiano in purezza al 100%, con un quantitativo irrisorio di soli 6 mg/l, e devo dire che la bottiglia era perfetta, con una buona beva, senza alcun difetto. Qualche piccolo problema è sorto il giorno successivo, quando la bottiglia bene ritappata e posta in frigorifero, incominciava a manifestare qualche segno di “ cedimento “, con leggere note ossidative ed acetiche, per cui al momento non mi sento di andare oltre.
 
Vino Auso 2010- Igt Paestum- gr. 14,5

 


Questo vino mi ha inebriato l’anima ed i sensi, perché il piacere che mi ha procurato nell’immediato ed anche nei giorni successivi è stato grande. Una grande e positiva caratteristica di questo vino è quella per cui si è mantenuto integro, godibile e succoso anche dopo molti giorni dalla sua stappatura, dimostrando una tenuta nel tempo notevole, anche senza uso di solforosa. Ora ne conserverò una bottiglia in cantina e tra alcuni anni farò anche una ulteriore verifica di tenuta negli anni. Ma veniamo ora alle note degustative di questo “ gioiellino “ della nostra enologia, con il grande pregio di essere assolutamente SALUBRE.


 
Ottenuto da un “ blend “ ( indovinato a mio avviso ) 50% Aglianico 50% Primitivo, si presenta nel bicchiere :
rosso scuro violaceo, di grande ed invitante impatto visivo ;
al naso è pulito, con note vinose ( in gergo Ais significa che ci ricorda le note che si percepiscono durante la fermentazione n.d.r. ) , fruttate ;
in bocca è nettamente migliore dove manifesta un buon frutto croccante e polposo, leggeri residui di fermentazione lo rendono quanto mai gradevole, un sorso tira l’altro; l’alcol dichiarato seppure sostenuto NON si avverte minimamente e molto bene si amalgama con il grande frutto e materia prima, fresco e godibile. Mora di rovo, liquirizia sono i richiami gusto/olfattivi principali di questo vino “ SOLFITI FREE “ che ci ha molto favorevolmente impressionato. Anche i giorni successivi manteneva intatte le sue peculiarità organolettiche.
Un buonissimo vino da provare assolutamente, una bella esperienza che ci ha insegnato che la strada verso vini piu’ salubri è tracciata.
Con i migliori complimenti
Roberto Gatti

 

- www.rosmarinonews.it - 7 Settembre 2011

Fonte: rosmarinonews.it

Dal Tigullio agli Alburni…
E’ cominciata la vendemmia SENZA SOLFITI!

del 07/09/2011

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La mia vendemmia è cominciata il 30 agosto dopo aver rincorso una completa ed inattesa maturazione delle uve di Albarola a Chiavari (GE), nell’azienda San Nicola.


Il prossimo fine settimana sarà la volta del Vermentino per ottenere l’unico prodotto aziendale che da quest’anno sarà una DO Golfo del Tigullio.


Quest’anno – nonostante io abbia sempre lavorato con poca solforosa – ho deciso di eliminarla completamente in tutte le aziende per cui presto consulenza dalla raccolta alla vinificazione. Complici di questa importante decisione è stata – senza dubbio – l’annata e l’ottimo risultato ottenuto in vigna.


Un obiettivo raggiunto grazie al tempo dedicato alla formazione del personale aziendale e ad un ciclo di lavoro che parte SEMPRE dalle vigne.


Dal 1° settembre, invece, è partita la raccolta del Fiano a Bellosguardo (SA)  a Tenute del Fasanella.


Inattesa perché sino a fine luglio l’annata si era presentata in linea con la media storica, ma nel mese di agosto l’accumulo di gradi utili è cresciuto a dispetto del mancato classico temporale estivo.


Le condizioni estreme per irraggiamento della seconda metà di agosto, hanno contribuito ad un’accelerazione di accumulo di zuccheri per stress fisiologico della pianta, perdita di superficie fogliare utile alla fotosintesi con conseguente perdita d’acqua nell’acino. Ne consegue una resa inferiore nella raccolta che se confrontata alla ricca annata scorsa, fa registrare cali fino al 50%.


Naturalmente tutte queste considerazioni fanno riferimento a terreni collinari, vocati alla viticoltura di qualità, mentre nei vigneti di pianura – su suoli ricchi e fertili – l’annata andrà a compensare gli eccessi di vigore.


Negli Alburni, dove nei giorni a seguire è stato raccolto anche il Primitivo, siamo in attesa della giusta maturazione dell’Aglianicone e dell’Aglianico…




Sergio Pappalardo
s.pappalardo@consensowine.it 
www.consensowine.it 

- www.denaro.it - 7 Luglio 2011

Fonte: denaro.it

Un progetto per rilanciare il settore vitivinicolo del Cilento
DI REDAZIONE IL DENARO – GIOVEDÌ 7 LUGLIO 2011
POSTATO IN: IMPRESE&MERCATI

Un progetto per il rilancio del settore vitivinicolo nel Cilento. L’idea è del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi con il suo “con(senso)wine” senza solfiti. Tra le sue aziende spicca Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, che ha abbracciato in toto il suo progetto. Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante. “Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega Sergio Pappalardo. “Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo Igp Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”. “L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5mila Orac(Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi”.

- www.lucianopignataro.it - 6 Luglio 2011

Fonte: lucianopignataro.it

Il progetto vitivinicolo di Sergio Pappalardo: vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali

NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti. La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo.
Difatti tra le sue aziende è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto. Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali.  Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega Sergio Pappalardo.
Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”. “L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”.
PERCHE’ NO AI SOLFITI. Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche. Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano). I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis.
I VINI TENUTE DEL FASANELLA. Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa – dunque – dell’uscita dell’aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’aglianico Manfredi prevista per settembre 2012. Le schede tecniche dei vini sono disponibili sul sito
www.consensowine.it.
APPUNTAMENTO DEGUSTAZIONI.
> Il prossimo 9 luglio, dalle ore 19, presso il Line Restaurant Cafè – Corso Vittorio Emanuele – Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso.
> Il 17 ed il 18 luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino – PAESTUM WINE FESTIVAL. Per l’occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anche una specifica serata dedicata.

- www.greenme.it - 6 Luglio 2011

Fonte: greenme.it

Phasis ed Auso: vini biologici senza solfiti per il "con (senso)" di tutti

Creato Mercoledì, 06 Luglio 2011 17:13
Scritto da Verdiana Amorosi

CONSENSOWINE
Finalmente una buona notizia per chi è allergico ai solfiti o per chi sceglie prodotti esclusivamente naturali! In questi giorni sono stati lanciati sul mercato due nuovi vini privi di sostanze chimiche, che prevedono l’uso esclusivo di antiossidanti naturali. È questo il risultato del progetto del viti-enologo Sergio Pappalardo, che sta registrando un grande successo di pubblico grazie al suo “con(senso)wine”, che esclude radicalmente l’uso di sostanze chimiche nella produzione dei vini.
Pappalardo, da sempre appassionato del
biologico e del biodinamico, ha deciso di applicare i principi chiave del vivere sano e naturale al settore vinicolo.

Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, - ha commentato - a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”.

SPAPPALARDO

Un esempio? L’azienda vinicola Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, che ha sposato interamente il suo nuovo progetto bio. Grazie a questa iniziativa e al coinvolgimento diretto della tenuta, il progetto garantisce l’uso di prodotti naturali dalla vigna alla bottiglia, per garantire il benessere della pianta e del consumatore.
Nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”.

Insomma, i vini del progetto Con(senso) wine, oltre ad essere sani e bio fanno anche bene contro l’invecchiamento!

Verdiana Amoros

- www.cibvs.com - 6 Luglio 2011

Fonte: cibvs.com

Il progetto vitivinicolo di Sergio Pappalardo: vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali


NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti. La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo [...] [...leggi]

- www.rosmarinonews.it - 6 Luglio 2011

Fonte: rosmarinonews.it

Il mio progetto vitivinicolo: vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali
In uscita l’Auso ed il Phasis

del 06/07/2011

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NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. In questo consiste il mio progetto con(senso)wine senza solfiti. La mia passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, mi ha accompagnato lungo il mio percorso di formazione e non mi ha abbandonato nemmeno quando ho cominciato a fare il consulente viti-enologo.


Difatti tra le aziende che seguo è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il mio progetto.


Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.


Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie.


Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi.


L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi.




PERCHE’ NO AI SOLFITI.


Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche.


Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano).


I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis.




I VINI TENUTE DEL FASANELLA.


Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa – dunque – dell’uscita dell’aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’aglianico Manfredi prevista per settembre 2012.


Le schede tecniche dei vini sono disponibili sul sito www.consensowine.it.

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- www.campaniaslow.it - 5 Luglio 2011

Fonte: campaniaslow.it

Il progetto vitivinicolo di Sergio Pappalardo: vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali

SPAPPALARDO
NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali.
E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti.
La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo. Difatti tra le sue aziende è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto.
Così dalla vigna in cantina
le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
“Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari,
ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega Sergio Pappalardo.
Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini, oltre ad evitare i solfiti, assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione, sempre maggiore, di radicali liberi”.
“L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ),
il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”.
  • Perchè “NO” ai Solfiti:
Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche.
Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro.
I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano).
I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis.
  • I Vini Tenute del Fasanella:
Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa, dunque, dell’uscita dell’Aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’Aglianico Manfredi prevista per settembre 2012.
  • Appuntamento Degustazioni:
Il prossimo 9 Luglio, dalle Ore 19, presso il Line Restaurant Cafè – Corso Vittorio Emanuele – Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso.
Il 17 ed il 18 Luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino – Paestum Wine Festival. Per l’occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anche una specifica serata dedicata.
Per ulteriori Informazioni:
www.diviniassaggi.it.

- www.spaghettitaliani.com - 4 Luglio 2011

Fonte: spaghettitaliani.com

04/07/2011 Il progetto vitivinicolo di Sergio Pappalardo:vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali In questi giorni in commercio Phasis ed Auso

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NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti. La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo. Difatti tra le sue aziende è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto. Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante. “Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega Sergio Pappalardo. “Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”. “L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”. PERCHE’ NO AI SOLFITI. Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche. Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano). I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis. I VINI TENUTE DEL FASANELLA. Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa – dunque – dell’uscita dell’aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’aglianico Manfredi prevista per settembre 2012. APPUNTAMENTO DEGUSTAZIONI. Il prossimo 9 luglio, dalle ore 19, presso il Line Restaurant Cafè - Corso Vittorio Emanuele – Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso. Il 17 ed il 18 luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino – PAESTUM WINE FESTIVAL. Per l’occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anch

- www.unicosettmanale.it - 4 Luglio 2011

Fonte: unicosettimanale.it


ALBURNI ALL'AVANGUARDIA. IL PROGETTO VITIVINICOLO DI SERGIO PAPPALARDO: VINI SENZA SOLFITI, MA CON ANTIOSSIDANTI NATURALI

In questi giorni in commercio Phasis ed Auso. NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E' questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti.
 

 

La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia "strettamente" naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo.
Difatti tra le sue aziende è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto.
Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l'uso di prodotti di sintesi e"concimazioni con sali" di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
"Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l'aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie", spiega Sergio Pappalardo.
"Difatti nella produzione dell'Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini - oltre ad evitare i solfiti - assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione - sempre maggiore - di radicali liberi".
"L'alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l'indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E' quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l'indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi".

PERCHE' NO AI SOLFITI.
Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l'anidride solforosa ha sull'uomo un'azione tossica che ne limita l'impiego. L'Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l'anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All'eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche.
Per questo motivo l'Unione Europea ha imposto l'obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano).
I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l'Auso e 6mg/litro per il Phasis.
I VINI TENUTE DEL FASANELLA.
Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un'azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa - dunque - dell'uscita dell'aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell'aglianico Manfredi prevista per settembre 2012.
APPUNTAMENTO DEGUSTAZIONI.
- Il prossimo 9 luglio, dalle ore 19, presso il Line Restaurant Cafè - Corso Vittorio Emanuele - Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso.
- Il 17 ed il 18 luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino - PAESTUM WINE FESTIVAL. Per l'occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anche una specifica serata dedicata. Per ulteriori info www.diviniassaggi.it.
 



- www.rivistainforma.it - 4 Luglio 2011

Fonte: rivistainforma.it

Vini senza solfiti, ma con antiossidanti naturali


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NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti.


La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo.
Difatti tra le sue aziende è
Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto.
Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
“Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega
Sergio Pappalardo.
“Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”.
“L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000
ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”.
 
PERCHE’ NO AI SOLFITI.
Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche.
Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano).
I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis.
I VINI TENUTE DEL FASANELLA.
Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa – dunque – dell’uscita dell’aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’aglianico Manfredi prevista per settembre 2012.
APPUNTAMENTO DEGUSTAZIONI.

  • Il prossimo 9 luglio, dalle ore 19, presso il Line Restaurant Cafè – Corso Vittorio Emanuele – Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso.

  • Il 17 ed il 18 luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino – PAESTUM WINE FESTIVAL. Per l’occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anche una specifica serata dedicata. Per ulteriori info www.diviniassaggi.it.


- www.bereilvino.it - 4 Luglio 2011

Fonte. bereilvino.it

Auso e Phasis: due nuovi vini senza solfiti

NO alla chimica e ai solfiti, SI agli antiossidanti naturali. E’ questo il diktat del viti-enologo Sergio Pappalardo che sta riscuotendo sempre maggiori successi col suo progetto con(senso)wine senza solfiti. La sua passione per il biologico, la biodinamica e quanto sia “strettamente” naturale, lo ha accompagnato lungo il suo percorso di formazione e non lo ha abbandonato nemmeno quando ha cominciato a fare il consulente viti-enologo. Difatti tra le sue aziende è Tenute del Fasanella, realtà produttiva degli Alburni, in provincia di Salerno, ad aver abbracciato in toto il suo progetto. Così dalla vigna in cantina le file rouge è stato sempre evitare l’uso di prodotti di sintesi e“concimazioni con sali” di suoli e di mosti. Il principio è di basarsi sullo stato di benessere e di salute della pianta per produrre uva con un suo peculiare alto potenziale antiossidante.
“Siamo sempre stati abituati ad associare vini prodotti senza l’aggiunta di solfiti, a vini con invecchiamenti precoci, con profumi e sapori comuni a tutti i prodotti ossidati e con la perdita delle caratteristiche organolettiche varietali e territoriali. Troppo spesso si pensa che produrre vini senza utilizzare solfiti, faccia perdere un concreto supporto ai profumi primari, ma sono convinto che sia una conseguenza della mancanza di esperienza nella produzione di questi vini sostenuta dalle nuove biotecnologie”, spiega Sergio Pappalardo.
“Difatti nella produzione dell’Auso, un blend di Aglianico e Primitivo IGP Paestum, sono riuscito ad ottenere molto di più rispetto agli scorsi anni. Inoltre con il consumo di questi vini – oltre ad evitare i solfiti – assumiamo un potenziale di antiossidanti indispensabile per fronteggiare i livelli di stress attuali che portano alla produzione – sempre maggiore – di radicali liberi”.
“L’alimentazione giornaliera dovrebbe fornire idealmente 5.000 ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity ovvero l’indice del potere antiossidante di un alimento ), il vino Auso di Tenute del Fasanella ne contiene 1.067 per 100 g. Questo è un dato importante e che deve far riflettere perché esprime la capacità degli alimenti di origine vegetale di assorbire radicali liberi. E’ quindi ipotizzabile che in futuro tra le indicazioni nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti (carboidrati, lipidi, calorie, ecc.) troveremo anche l’indicazione del potere antiossidante. Il Phasis, un Fiano in purezza IGP Paestum, ha un indice ORAC di 455 per 100 g, paragonabile a moltissimi vini rossi”.
PERCHE’ NO AI SOLFITI.
Nonostante la sua utilità nella produzione di vini per mantenerne colore e durata, è noto che l’anidride solforosa ha sull’uomo un’azione tossica che ne limita l’impiego. L’Organizzazione Mondiale della Sanità comprende l’anidride solforosa tra i conservanti (E220) e ne indica la dose massima giornaliera ammissibile in 0,7 mg/kg di peso corporeo. All’eccesso di assunzione della solforosa sono attribuiti diversi disturbi, tra cui la comparsa di emicranie, gastralgie e reazioni allergiche. Per questo motivo l’Unione Europea ha imposto l’obbligo (direttiva 89/2003) di indicare in etichetta la presenza di anidride solforosa nel vino, se superiore ai 10mg/litro. I solfiti sono anche responsabili della formazione di radicali anionici (dannosi per il corpo umano). I vini Tenute del Fasanella senza solfiti aggiunti, già imbottigliati, contengono rispettivamente 2mg/litro per l’Auso e 6mg/litro per il Phasis.
I VINI TENUTE DEL FASANELLA.
Sono 4 i prodotti di Tenute del Fasanella, un’azienda che nasce con la volontà di lavorare soltanto uve delle proprie vigne. Dopo le prime due vendemmie 2008 e 2009, dal 2010 tutte le uve aziendali sono state vinificate senza solfiti. In attesa – dunque – dell’uscita dell’aglianicone Alburno prevista per il prossimo ottobre 2011 e dell’aglianico Manfredi prevista per settembre 2012.
APPUNTAMENTO DEGUSTAZIONI.
> Il prossimo 9 luglio, dalle ore 19, presso il Line Restaurant Cafè – Corso Vittorio Emanuele – Salerno si terrà una serata degustazione con protagonisti i vini Phasis ed Auso.
> Il 17 ed il 18 luglio a Paestum (SA) si terrà il primo Salone Nazionale del Vino – PAESTUM WINE FESTIVAL. Per l’occasione saranno in degustazione i vini di Tenute del Fasanella, in programma anche una specifica serata dedicata. Per ulteriori info www.diviniassaggi.it.
***A disposizione le schede tecniche dei vini sul sito
www.consensowine.it.

- www.soavemente.net - 13 Aprile 2011

Fonte: soavemente.net

Presentazione del progetto Freewine a Vinitaly -


"No sulfites in Paradise" emblema ambizioso, se il paradiso non è quello di George Clooney o Julia Roberts.  Noi siamo sulla terra e ci limitiamo a descrivere quello che abbiamo ascoltato e tastato alla presentazione di Freewine, progetto promosso da Tebaldi Tecnologie. Nove produttori aderenti da varie parti d'Italia, dodici vini in degustazione. Vini liberi da solfiti, nel senso che, con l'uso di innovative tecnologie si vuole arrivare allo zero di andride solforosa aggiunta, la sostanza che è responsabile del "mal di testa" da vino. E c'è anche chi all' anidride solforosa è allergico.    Il progetto è senza dubbio interessante. Raggiungere un alto grado di salubrità del vino è un obiettivo condivisibile. Marco Tebaldi "enologo e tecnologo" dell' azienda ha presentato il progetto che definisce "pionieristico" in questi temini:
VALORI: rispetto per il consumatore come persona (salubrità), espressione massima nel vino dell' interazione tra vitigno e terroir nel rispetto dello stile produttivo dei singoli, uso responsabile delle teconologie come strumento; ( abbiamo capito che la tecnologia è di tipo fisico-chimico ma attendiamo maggiori illustrazioni)
OBIETTIVI E METODOLOGIE: eliminazione delle cause ( tendere allo zero in temini di SO2 aggiunta), sostituzione degli effetti utili dei solfiti con prodotti rigorosamente naturali (estratti vegetali e derivati di lieviti), controllo dell'ossigeno in tutto il processo produttivo.
A questi,  si aggiungono particolari cure per l'igiene di cantina e per l'uso di tappi. Si sta lavorando anche per allargare il protocollo freewine alle pratiche in vigneto, per eliminare i trattamenti chimici. Un altro progetto collegato sarà quello per il recupero della CO2 delle fermentazioni (raggiungere zero emissioni). 
Elenco vini e produttori aderenti

La degustazione.

Siamo al primo step, quindi non è il caso di esprimere giudizi sui vini,  tutti ancora da vasca o imbottigliati da pochissimo tempo. La sensazione generale è che il concetto di "applicabilità universale" della tecnologia freewine a piccoli o grandi volumi produttivi, differenti gradi di qualità delle uve, variabilità delle annate e diversi territori e vitigni sia condivisibile dal punto di vista tecnico, ma non dia, almeno per ora, risultati particolarmente espressivi, soprattutto al naso e con alcuni vitigni.  Tra i vini degustati, sicuramente più completi e piacevoli sono risultati i vini rossi, in particolare l'Aglianico del Vulture Amorosso (dichiarato dal produttore a 0 solfiti). Nei bianchi, sicuramente più vulnerabili all' ossigeno, per ora si avverte  soprattutto un approccio olfattivo piuttosto standard ( ma occorre abituarsi - dicono i comunicatori del progetto - a un diverso impatto olfattivo). Impatto, mi pare, molto segnato dalla Co2 (che personalmente mi ha un po' disturbato) ma che ovviamente preserva dalle ossidazioni. Bianchi piuttosto esili, come se mancasse materia proteica, succo, vigore.  Questa osservazione vale  in particolare per i vini da Garganega, quelli che amo di più!  Notevoli il Fiano IGP Paestum di Tenute del Fasanella e il Lugana 1909 di Ancilla Lugana ( quanto incideranno il tipo di vitigno e le pratiche colturali nel risultato?)
La legislazione prevede un limite massimo di legge di 150 mg/l di So2 nei vini rossi e di 200mg/l nei vini bianchi).  Questi vini che hanno da 0 a 38 mg /l di solforosa intrinseca ( cioe prodotta da alcuni tipi di lieviti in fermentazione e non aggiunta) sono quindi decine e decine di volte al di sotto dei limiti.
Sarà importante vedere l'evoluzione  gusto-olfattiva di questo vini nel tempo, attendiamo quindi altre degistazioni, magari potendo paragonare lo stesso vino prodotto da un'unica massa "con e senza tecnologia free-wine".  E soprattutto  vorremmo leggere in etichetta (certificate da laboratori terzi) i dati delle percentuali di So2  dichiarate dai produttori.

Scritto alle 15:03 nella Eventi, Nel bicchiere, Video | Permalink
Tag Technorati: Amorosso, Ancilla Lugana, Fattori, Pignole, Progetto Freewine, Roverè della Luna, SeiTerre, Tebaldi Tecnlogie, Tenuta di Corte Giacobbe, Tenute del Fasanella, Terre Verdi

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Presentazione del progetto Freewine a Vinitaly - :

COMMENTI

michele malavasi ha detto...
Come ho scritto in un'altro blog prima di leggere questo articolo, al vinitaly ho assaggiato un bianco 2010 (di cui non mi sembra carino fare il nome)all'interno di questi cosidetti free-wine e l'ho trovato assolutamente esile, privo di acidità, zero persistenza,come lei dice privo di materia.E' stato il peggior assaggio tra Cerea e Vinitaly, concediamo la stecca al debutto. Come leggo nell'articolo, non si deve curare solo l'aggiunta di solfiti, che a basse dosi sono quasi essenziali, ma bisogna spostare l'attenzione all'uso della chimica in vigna, perchè dopo finisce nel bicchiere. Basterebbe una semplice analisi dei pesticidi residui e si aprirebbe un mondo. Io da amante dei vini "veri-naturali" guardo con rispetto e ammirazione a cantine (mi riferisco ai loro bianchi in questo caso)come Pepe, Fattoria San Lorenzo, Castellada, Zidarich, Vodopivec tra le tante, che dimostrano con i loro vini che quando c'è rispetto della vigna e chiaramente una competenza enologica, non ce n'è per nessuno.Il verdicchio San Lorenzo 1998 vinificato in acciaio/cemento, ed ancora in forma splendente è la quadratura del cerchio.

Rispondi
13 aprile 2011 a 19:58


M.Grazia ha detto...
La ringrazio Michele per questo suo commento che è senz'altro condivisibile. Tra i bianchi che lei cita ce ne sono due (Fattoria San Lorenzo e Zidarich) che a mio parere sono veramente straordinari. C'è da dire che la ricerca enologica- tecnica, quando veramente arrivasse a un uso basso di solfiti aggiunti accompagnato da un rispetto autentico per la terra, potrebbe realizzare un approccio generale più "naturale". Io non amo questo aggettivo per i vini. Trovo che la distinzione più corretta sia tra vini artigianali e vini di volume. Vedremo se e come il progetto Freewine si muoverà all' interno di questi due mondi. Sembrerebbe, infatti che quel suo termime "Veri- naturali" ne escludesse uno. A parlare, come sempre, sarà il vino. Cordialmente la saluto, MG

- www.intravino.com - 12 Aprile 2011

Fonte: intravino.com

Freewine | Una buona idea e qualche dubbio
freewine


L’idea è semplice ed in qualche modo affascinante: ridurre drasticamente fino ad eliminare la quantità di solfiti (aggiunti) presenti nel vino. Il progetto si chiama “Freewine, no sulfites in paradise” ed è stato presentato nei giorni scorsi a Vinitaly. Il presupposto da cui parte è quello secondo il quale un’alta percentuale di anidride solforosa è la causa principale del mal di testa, il giorno dopo. O che comunque è sostanza che ingerita in dosi eccessive è sempre e comunque nociva per la salute (poi certo, anche non bere molto è una di quelle scelte da annoverare tra le “giuste” e le “sagge”).
Come tutti sappiamo i vini che ne contengono una quantità superiore ai 10 mg/l devono, per legge, riportare in etichetta la dicitura “contiene solfiti” senza venga però specificata la quantità esatta. Ecco che allora compaiono quà e là nuove forme, la fantasia italica in questi casi sa essere estremamente creativa ma la più diffusa è di certo “senza solfiti aggiunti“. Fin qui tutto bene, ammesso che comunque percentuali minime di SO2 abbinate ad un bere moderato non sono il male assoluto.
I cardini su cui si fonda
Freewine sono due: l’uso di tecnologie specifiche volte ad un’azione antiossidante (si, ma quali? Non si trovano maggiori informazioni in merito) e l’adozione di un protocollo di vinificazione basato sul controllo (da leggere come assenza) dell’ossigeno durante lavorazione ed imbottigliamento. Sulla brochure informativa anche una dichiarazione forte: “i solfiti hanno la capacità di interferire organoletticamente con l’espressione dei vini, un minor contenuto li rende quindi più puri e sinceri“. Io aggiungerei: dipende dalla quantità. Un’immediata perplessità riguarda lo shock a cui vini sarebbero sottoposti all’apertura della bottiglia, visto e considerato che tutto il loro percorso è in atmosfera controllata. Vini destinati a migliorare con il passare delle ore, e dei giorni? Forse si, forse no. La cosa certa è che i promotori di freewine consigliano di utilizzare un particolare tappo che, a parità di vino versato nel bicchiere, rilascia all’interno della bottiglia un gas inerte per impedire repentine ossidazioni dello stesso.
In fiera anche l’occasione per assaggiare alcuni vini prodotti con questo particolare protocollo, tutti targati 2010. Sorvolando sui rossi, davvero troppo giovani per un giudizio oggettivo, i bianchi non hanno raccontato grandi espressività nonostante fossero generalmente molto puliti. Attenzione poi, si tratta di vini molto lontani da quelli che sono ascrivibili alla categoria dei “naturali”, mi riferisco a quei (pochi) che hanno fatto dell’assenza di solforosa una sorta di missione, con tutti i loro pregi e -a volte- difetti. Una menzione la meritano il Verdicchio di Terre Verdi ed il fiano di Tenuta del Fasanella, bello minerale ed elegante. Queste le aziende che ad oggi hanno aderito al progetto: Amorosso, La Ghidina, Roverè della Luna, Fattori, Le Pignole, SeiTerre, Tenuta di Corte Giacobbe – Dal Cero, Tenute del Fasanella, Terre Verdi. Per adesso quindi i risultati non convincono del tutto e non possiamo fare altro che aspettarli al banco di prova più importante, il tempo.

- www.rosmarinonews.it - 3 Aprile 2011

Fonte: rosmarinonews.it

Nasce un nuovo blog…
L’invito a degustare i miei vini senza solfiti

del 03/04/2011

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Ho sempre subìto il fascino della terra, dei cicli della Natura, dell’attesa delle stagioni. E questa passione col tempo è diventata una professione…sono diventato viti-enologo sperando di poter incidere nel “modo” in cui si chiedeva alla terra di regalarci dell’uva. A dispetto di quanto spesso ho visto e vedo, desideravo che l’approccio fosse fatto con “senso”.


Ovvero in maniera sensata e dunque nel rispetto dello straordinario patrimonio ambientale che abbiamo, ed anche nel rispetto dei nostri sensi…cioè riducendo al massimo l’utilizzo di sostanze di sintesi sia nell’allevamento della vite che nella produzione del vino.


Questa sorta di Blog nasce – difatti – in una occasione speciale per me…l’uscita dei miei primi vini senza solforosa, un progetto a cui lavoravo da molto e che si è concretizzato grazie alla collaborazione avviata con FreeWine ed alla disponibilità dell’azienda vitivinicola Tenute del Fasanella.


Così se dal 7 all’11 aprile prossimo, prenderete parte alla 45^ edizione del Vinitaly, vi invito a degustare i primi vini dalla vendemmia 2010 prodotti dalle varietà Fiano, Aglianico e Primitivo.


In questo blog spero di raccontarvi i momenti più interessanti del mio lavoro, documentandolo con foto e riflessioni di un tecnico con(senso)…

 

***VINITALY 7/11 aprile 2011


Galleria Centroservizi Castelvecchio (tra Pad.2Sicilia e Pad.3Trentino)


Stand 2A (di fronte il Sole24ore)

- www.rosmarinonews.it - 19 Giugno 2010

Fonte: rosmarinonews.it

Buranco e Ricchebuono per una cena ligure
A Casa Bleve anche “cantine” in affitto

del 19/06/2010

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ROMA. Ho difficoltà a chiamare enoteca Casa Bleve. Sarà perché oltre alla ricchezza di vini e prodotti tipici, qui si può trovare una cantina sotterranea di grande interesse, si può scegliere di consumare una cena di tutto rispetto o vivere i molti eventi che il locale romano ospita.


Si tratta di una enoteca da vivere in tutti i sensi, l’ultima occasione per me risale ai primi di giugno, per una cena ligure firmata dallo chef stellato Giuseppe Ricchebuono ed accompagnata dai vini di Buranco. Casa Bleve è a due passi da piazza Navona e nasce nel 2002, dopo un percorso di crescita professionale che ha portato Tina e Anacleto dalla Puglia alla Capitale. Apprezzatissima da politici, imprenditori, appassionati ed esperti del settore, questa “enotavola” è un rifugio certo e confortevole.


BURANCO


L’Azienda Agricola Buranco è guidata dalla famiglia Grillo e porta avanti un lavoro volto alla qualità ed alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo delle Cinque Terre. Situata proprio nel comune di Monterosso, Buranco è un anfiteatro naturale circondato da vigneti. Un Cinqueterre DOC (bosco, albarola e vermentino), una selezione ottenuta dalle stesse uve “Magioa”, un rosso da uve internazionali ed il prezioso “Sciacchetrà”: sono questi i prodotti dell’azienda ligure che raggiunge le 18 mila bottiglie annue. Erano presenti tra gli altri il senatore Luigi Grillo, patron dell’azienda, e il viti-enologo Sergio Pappalardo.


LA CENA


Giuseppe Ricchebuono è lo chef de La Fornace di Barbablù, ristorante situato a Noli (Savona) nel Palazzo Vescovile, riconosciuto con una stella Michelin nel 2003. Dal borgo savonese arriva a Roma per affiancare i vini Buranco, interpreti fedeli e rappresentanti di una delle zone più interessanti della produzione vitivinicola ligure, con una cena d’autore di sapori altrettanto territoriali.


Ricchebuono ama il pesce azzurro ed i prodotti dell’entroterra, ha uno stile pulito, di consistenza ma leggero, con una presentazione elegante e mai eccessiva.


In apertura una palamita in crosta di pane con maionese di bottarga, asparagi e rucola, poi è seguita una triglia scottata con crema d’aglio e favette. E non poteva mancare il pesto, ma lo chef lo ha utilizzato in un risotto. E ancora un interessante trancio di dentice, con la sua pelle croccante a guarnire, con purè ai canditi e crosta di pinoli. Per chiudere in dolcezza: uno zuccotto con cuore di cedro e bergamotto ed una base sottile di pan di Spagna.


Una cena estiva impeccabile e leggera, Ricchebuono ha bene dimostrato la sua attenzione agli ingredienti di qualità e la volontà di non coprire mai i loro sapori autentici.


LA CANTINA


Leonardo Callipo è il sommelier di Casa Bleve, di grande professionalità e preparazione, ci ha guidati anche alla scoperta della cantina dell’enoteca, oltre che dei vini serviti per l’occasione. Inutile sottolineare quante importanti bottiglie da collezione ci siano, ma interessante è raccontare di un servizio “riservato” a clienti particolari…Difatti c’è una parte della cantina riservata, dove alcuni personaggi più o meno noti conservano il proprio vino e arricchiscono la propria collezione, affidandosi anche nell’acquisto all’esperto naso di Leonardo.




Antonella Petitti

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- www.porzionicremona.it - 12 Giugno 2010

Fonte: porzionicremona.it

Buranco a Casa Bleve

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Buranco è un’ azienda vinicola, ma anche un anfiteatro naturale di grande bellezza a ridosso di Monterosso, nelle Cinque Terre. Una serie di terrazzamenti ripidi dà origine ad una piccola gamma di poche etichette e poche migliaia di bottiglie. Sono state presentate a Roma in un posto a noi molto caro: Casa Bleve, una storica enoteca di Roma, bellissima per l’ ampiezza e la varietà degli spazi. Luigi Grillo, titolare di Buranco, ha lasciato parlare l’ enologo e i vini e ha affidato al bravo Giuseppe Ricchebuono, chef del Vescovado di Noli, l’ abbinamento delle ricette.

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i vini di Buranco

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lo sciacchetrà

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Ricchebuono al lavoro

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Luigi Grillo

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Grillo con l' enologo e lo chef

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- Corriere del Mezzogiorno - 15 Maggio 2010

- www.lucianopignataro.it - 4 dicembre 2009

Fonte: lucianopignataro.it

Greco di Tufo 2008 docg Coste di Tufo

4 dicembre 2009
Uva: greco di Tufo Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro Fermentazione e maturazione: acciaio


La famiglia Troisi

2181 è il numero, vergato a mano su un talloncino, che va ad identificare la bottiglia di Greco di Tufo 2008 che ho avuto modo di assaggiare. L’azienda è la neonata Coste di Tufo, che sullo stesso talloncino riporta la dicitura “piccolo vigneto”: stiamo infatti parlando di una produzione di sole 5100 bottiglie numerate, per meno di 1 ettaro di terreno vitato. Inutile dire che, per i numeri di cui stiamo parlando, la famiglia Troisi, titolare dell’azienda (ma ha senso il temine “azienda”?), non cerca il business ma solo un “divertissement”, animato di quella sana passione che contagia quando si mettono le mani nella terra. Veniamo al bicchiere… Alla vista si offre di un bel giallo paglierino intenso, di intrigante vivacità, animato di riflessi verde-oro, nel calice il vino rimane solido e compatto, denotando una buona materia estratta. Il naso è spiccatamente intenso, affilato, fresco e di giusta grassezza. Sufficientemente tipico con qualche sbuffo di ruffianità, sicuramente piacevole il ventaglio di profumi che si offre generosamente. L’accoglienza è quella pungente delle arbe aromatiche ed officinali, via via che il naso approccia il bicchiere vengon fuori le note floreali e quelle fruttate a pasta bianca, per chiudere strisciando lungamente su nuances minerali, sulfuree, tufacee. Le promesse fatte dal naso sono piuttosto importanti quindi l’assaggio si preannuncia carico di aspettative: l’ingresso in bocca è molto ben bilanciato tra la grassezza e l’acidità, l’alcool ben calibrato, non disturba il palato, ma ritorna gradatamente e a lungo solo dopo la deglutizione; molto spiaccata la componente sapida che rende il vino decisamente saporoso. Il ventaglio organolettico al palato tende a chiudersi un pò, ma rimanendo assolutamente tipico: a bocca piena ci si concentra su una bella frutta matura, un insieme di pesca bianca, albicocca e pera spadona; non mancano note di frutta secca, tostata e non… a bocca vuota invece sale in cattedra una mineralità spiccatissima che si impone a centro bocca e sul fondo della gola, stimolata dagli effluvi di alcool che risalgono lentamente. La chiusura è lunghissima, metallica, sulfurea, senza alcun cedimento di sorta. Un vino che si esprime ottimamente al naso e che necessita almeno di qualche altro mese in bottiglia per rendere al meglio anche al palato: la buona quantità di materia gli permetterà di durare molto a lungo. Un prodotto da tenere sott’occhio nei mesi e negli anni a venire, soprattutto per la volontà, da parte dell’azienda, di lascire riposare di più le prossime annate prima di uscire in commercio.
Annata 2007: la bottiglia 1329 di questa annata ha un profilo organolettico più deciso, ma allo stesso tempo meno variegato della 2008. Il colore è sempre un brillante verde-oro, ma che si arricchisce anche delle sfumature dell’oro antico, rimanendo comunque di ottima vivacità e fluidità. Il naso è sicuramente più ruffiano del precedente, note suadenti di frutta appena tostata, delicato speziato e dolcissima pesca bianca, con qualche lievissima nota sulfurea e minerale di sottofondo. Il palato è ancora tesissimo, giustamente equilibrato ma meno ricco ed opulento rispetto alla 2008: ottima la coerenza con il naso, con una componente minerale più in evidenza soprattutto sul finale di bocca. Un vino senza chiaroscuri, forse non un campione di tipicità, ma di limpida bevibilità ed abbinabilità, da consumare tranquillamente a tutto pasto.
Questa scheda è di Vittorio Guerrazzi
Sede a Tufo, via Provinciale. Tel. 089.981593.
www.costeditufo.it Ettari: 1 di proprietà. Bottiglie prodotte: 5000. Enologo: Sergio Pappalardo. Vitigno: greco di Tufo

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- www.lucianopignataro.it - 2 dicembre 2009

Fonte: lucianopignataro.it

Parlano i vignaioli: la degustazione dei bianchi macerati

2 dicembre 2009
di Monica Piscitelli


I bianchi macerati

“Mi sono chiesto a un certo punto perché mai vinifichiamo i bianchi in modo differente dai rossi. E quindi ho deciso di non farlo più”. E’ nella semplicità sconcertante della frase di Giulio Armani, produttore ed enologo piacentino, il succo del seminario su vini bianchi macerati condotto dal vicecuratore della guida Vini d’Italia dell’Espresso Gianpaolo Gravina durante la giornata conclusiva di Parlano Vignaioli svoltasi a Ercolano. Lungo il percorso degustativo dei sei vini, tra i quali tre Fiano campani, passando dalla vinificazione con macerazione degli acini di pochi giorni delle Tenute del Fasanella a quelle annuali di Denavolo, la panoramica su uno degli scenari più nuovi delle tecniche di vinificazione moderne, si allarga come se si passasse dallo spiarla attraverso il buco di una serratura, ad ammirarla da una torretta di avvistamento. Di fronte ai bianchi macerati, come ha sottolineto Gravina nel discorso introduttivo che ha preceduto l’assaggio, intervallato dal succedersi degli interventi dei produttori, il registro degustativo cambia completamente. Nessuna sorpresa se, per iniziare, alcuni si dovessero presentare non limpidi, opalescenti. Infatti questi vini “mettono fuori gioco alcuni dei prerequisiti tecnici dei vini bianchi e offrono una dimensione più materica; una intensità, una profondità e uno spessore su cui sintonizzarsi” ha detto Gravina. Il vino, insomma, “si presenta in un modo spiazzante. Non sempre la componente floreale è riconoscibile. La frutta, nella sua accezione aspra, torna come valore” ha continuato. Digeribilità (ndr: la capacità di accompagnare la tavola), sapidità e acidità sono individuate da Gravina come gli elementi premianti di questi prodotti che “portano con sé un aspetto nuovo e stimolante che fa pensare ad abbinamenti inesplorati”. La naturalezza del prodotto finale sta nel dispiegarsi di un processo che parte dal non interventismo in vigna, passa per una materia prima sanissima, e sfrutta fattori di naturale stabilità del vino come i tannini, grazie alla lunga estrazione di preziosi componenti dalle bucce. Il tutto con un taglio a concimi, pesticidi e diserbanti, l’eventuale non utilizzo della catena del freddo o delle chiarifiche, e con un significativo abbattimento delle quote di solforosa. No all’applicazione delle rigide regole dell’enologia convenzionale, si “naviga a vista” si è detto. Per lo più si decide di interrompere la macerazione e svinare non secondo un protocollo prestabilito ma a seconda delle caratteristiche più o meno desiderate che vengono fuori all’assaggio.
I sei vini
Phasis 2008 – IGT Paestum Fiano – Az. Tenute del Fasanella


Sergio Pappalardo

L’azienda nasce da zero, dall’acquisizione dei terreni nel 2004, da un’idea di Michele Clavelli e si trova ai piedi dei Monti Alburni, all’interno del Parco del Cilento. Ne racconta la storia Sergio Pappalardo, enologo dell’azienda. Il Phasis 2008, un Fiano in purezza al suo primo anno di produzione, proviene da un vigneto posto nel comune di Bellosguardo a 300 metri sul livello del mare, con esposizione nord. Le uve, raccolte nelle prime due settimane di settembre, sono state macerate per 5-6 giorni in vasche d’acciaio a temperatura controllata. Attraverso assaggi ripetuti, si è deciso quando svinare. Affina in acciaio e si imbottiglia a marzo. La degustazione E’ un vino dorato e cristallino, con lieve riflesso ambrato. Al naso si presenta come il più fiorito (camomilla e fiori d’arancio) e fruttato (pesca e ananas), della batteria. Una nota lieve di crema pasticcera e agrumata lo rendono accogliente. In bocca ha un’entrata morbida, che si allarga al centro bocca proponendo una piacevole nota mielosa. E’ pieno e persistente. Tempo dopo tempo 2008 – IGT Beneventano Bianco – Podere Veneri Vecchio L’azienda di Castelvenere produce questo bianco da uve Grieco e Cerreto, vitigni della zona, secondo un progetto di preservazione della biodiversità e di gestione delle vigne naturale. Sono coltivate su terreni tendenzialmente argillosi posti a 200 metri sul livello del mare. La degustazione Il vino è dorato/ambrato e non luminoso. Al naso evidenza profumi di fiori appassiti e frutta matura messi in disordine da un profilo nel complesso scomposto. Sono presenti delle note di erbe medicinali, tendenzialmente amare. In bocca è decisamente più gradevole, delicatamente acido e sapido ma tendenzialmente sfuggente, non persistente.
Don Chisciotte 2006 Campania Fiano IGT – Tufiello


Guido Zampaglione

Guido Zampaglione racconta come l’azienda di Calitri sia il frutto di alcune esperienze maturate tra Ischia, l’Emilia e il Piemonte, dallo scambio di idee con altri produttori, tra i quali Guido Armani. Aglianico e Fiano (localmente chiamato Santa Sofia) ci sono sempre stati nelle terre di questa famiglia di cerealicoltori impegnati nella coltivazione del grano duro e foraggio. Il piccolo vigneto dal quale, a partire dal 2001, si produce Don Chiscotte si trovano a 800 – 900, altissimi dunque, metri sul livello del mare su terreni poveri. La degustazione Il vino è dorato/ambrato e non del tutto limpido. Mostra al naso decise note di pepe bianco e fiori appassiti. In bocca è intenso e dinamico, con una bella rincorsa tra aspetti morbidi e duri. Piacevole la sapidità di base e il ritorno delle note speziate che a momenti, al retrolfatto, fanno pensare ai profumi del bosco.
Saharay 2008 Catarratto IGT – Porta del Vento


Marco Starlazzo

Marco Starlazzo presenta questo vino proveniente dai suoi 10 ettari di vigneti ad alberello (alcuni trasformati a spalliera) di 35 anni posti a 600 metri sul livello del mare a Camporeale con esposizione nord. Siamo nella provincia di Monreale, nella Sicilia Nord Occidentale. Il Catarratto, varietà poco considerata della quale l’isola fino a una ventina di anni fa aveva oltre 40000 ettari, è raccolto ai primi di settembre e vinificato in tini aperti senza controllo della temperatura, che, dunque, arriva anche a 30 gradi. La macerazione per questa bottiglia del 2008, è andata avanti per circa 25 giorni, ma nel 2009 si è arrivati a 30 giorni. La degustazione Alla vista è ambrato e non limpido. Mostra al naso una certa articolazione che si gioca su lievi note di marmellata di arance, miele di castagno e spezie. Al gusto si caratterizza per uno scambio serrato tra tannicità e acidità ma con una certa prevalenza delle durezze che ne evidenzia la giovinezza. E’ di corpo e fresco come si immagina debba essere un bianco che ha davanti la prospettiva di invecchiare arricchendosi.
Dinavolo 2005 – Denavolo


Giulio Armani

Giulio Armani racconta che dopo aver fatto per anni bianchi “tradizionali” nel 1995 decide di smettere. Dopo una lunga pausa di riflessione, nel 2001, decide di intraprendere la strada della macerazione. Lo guida la convinzione che il vino sia il frutto di un’uva che ha vissuto sul terreno più adatto alla sua crescita e che sarà l’ambiente a dire quale sarà il risultato delle lavorazioni che, quindi, non possono essere condotte secondo un modello predefinito. Le quattro annate di Dinavolo, classificato come Vino da tavola, che ha realizzato sono diverse, dice. Quella del 2005 ha macerato fino a settembre, ma, la sua intenzione è di fermarsi ad aprile. I vigneti hanno 28 anni e sono su terreni calcarei a 500 metri sul livello del mare. Il vino è frutto di un uvaggio di Malvasia Bianca di Candia, di Orotrugo e Marsan (due vitigni storici piacentini) e di un un’altra varietà senza nome. La degustazione Alla vista è ambrato carico, quasi caramello, ma cristallino e seducente. Al naso, inizialmente, non è particolarmente inteso e restituisce solo qualche pennellata minerale. Con il tempo evidenzia delle note di foglie secche, mallo di noce e quasi di vin cotto, gradevoli. Ha una notevole carica alcolica e tannica, un forte personalità coerente con la sua impronta olfattiva e buona lunghezza.
KAI 2004 Friuli Venezia Giulia – Paraschos


Alexis Paraschos

L’azienda sorge nel cuore del Collio, a San Floriano. Il padre del giovane Alexis che la rappresenta al tavolo della degustazione si è trasferito dalla Grecia e l’ha fondata nel 1998. Le uve a bacca bianca, coltivate senza uso di concimi chimici, diserbanti e con un ricorso minimo agli interventi antiparassitari provengono da vitigni posti tra San Floriano, Oslavia e Gradisciutta. Il Kai è un Tocai in purezza che viene da vigne di oltre 70 anni allevate a pergola. La macerazione, fatta in tini aperti, dura per tutta la durata della fermentazione alcolica. Per circa venti giorni. Il vino fa due anni di maturazione in botte grande (da sempre utilizzata nel Collio) con ripetuti batonnage nei primi mesi e lunghi mesi di affinamento in bottiglia. L’azienda non chiarifica, filtra e aggiunge solforosa. La degustazione Il vino è ambrato e non limpido. Al primo naso non molto intenso, schivo. Poi si apre con una certa eleganza offrendo note discrete di anice stellato e mallo di noce. Probabilmente in ragione della sua età in bocca si presenta particolarmente equilibrato, senza eccessi. E’ piuttosto composto, senza eccessi sapidi e astringenti.

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- Il Mio vino - La Guida Mercato Dicembre 2009

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- Il Mattino - Salerno - 7 Agosto 2009

- Il Mattino - Salerno - 15 Maggio 2009

- A tavola - Radio Rai1 - Intervista a Sergio Pappalardo - Giugno 2008

ascolta l'intervista a Sergio Pappalardo

a tavola giugno 2008

- www.lucianopignataro.it - 21 Aprile 2009

Fonte: lucianopignataro.it


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Uva: fiano

Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro

Fermentazione e maturazione: acciaio


Spesso penso a come sia stato più comodo essere stati giovani per la nostra generazione. Sembrano anni duri, il decennio ‘70. Eppure è stato dolce, si sognava, si leggeva, si stava insieme in modo libero come mai è stato possibile in Italia, e c’era una rete protettiva che andava ben oltre la famiglia: i partiti, le parrocchie, le associazioni, i gruppi. Ognuno di noi era naturalmente in una rete (reale non virtuale) e il pronome più diffuso era noi, non io.


Anche chi è morto violento è stato ricordato e lo è tutt’ora da canzoni, lapidi, poesie. Non è morto per lui, è morto per noi.


Passando i decenni mi sono reso della difficoltà di capire l’io. Può sembrare strano, ma ancora oggi non riesco a immaginare me stesso solo, a prescindere. Invece è proprio questa la prospettiva reale e quotidiana nella quale vive la maggioranza dei ragazzi oggi. Ecco perché, di fronte allo sciogliersi di tutto, è restata, e meno male, ancora la famiglia.


Ma soprattutto: noi abbiamo il vantaggio, sempre, di pensare che qualcosa può essere rovesciata. La nostra ampolla generazionale vive così un allegro relativismo che chi ci ha preceduto e soprattutto chi ci segue non ha. La nostra superiorità e la nostra debolezza, l’insulto più grave era ” ti sei ben adeguato”, prima e dopo di noi complimento.


Ci penso in questo mio rapporto difficile con chi ha meno anni di me, io che sono sempre stato con i più “grandi” sin da piccolo. Anzittuto perché questo passaggio dal noi all’io l’ho colto tardi, quando già si era consumato nel reale. Poi perché il noi ti fa sempre vedere il bicchiere mezzo pieno mentre l’io te lo prospetta sempre mezzo vuoto. Noi ce la faremo! Io ce la farò?


Mi pongo il problema del passaggio del testimone, avrei voglia di viaggiare nelle atmosfere di Battiato e vivere momenti mai vissuti. Ma invece il tempo è sempre più piccolo, conosco il mio destino.


Bisogna puntare su chi ha studiato e vive con rigore. Su chi ascolta invece di parlare. Solo chi sa riesce a misurarsi la palla, è la cultura il vero differenziale. Quanti libri hai letto? Sai ascoltare chi ha visto più lune di te, viso pallido?


Il passaggio di testimone implica gioia e amarezza. E la riconoscenza non è la moneta vera, bensì se quello che pensi ora viene pronunciato dalle labbra di chi viene dopo di te.


Non so se sarò così bravo. No, non lo so.


Bevo il Phasis 2009 di un grande giovane: Sergio Pappalardo.


Non è buono per il terreno, o per l’escursione termica, o perchè è un grande vitigno. E’ buono perché è pensato da un giovane di cultura.


Compratelo e bevetelo. Niente altro.


Sede a Sant’Angelo a Fasanella (Cilento). Corso Apollo XI 44

www.tenutedelfasanella.it

Enologo: Sergio Pappalardo

Bottiglie prodotte: 12.000

Ettari: 9

Vitigni: primitivo, aglianicone, fiano

- Wine Passion - Aprile 2009 - Numero 10

- Il Giornale - 2 Gennaio 2009

- Almanacco Il Mio Vino 2009 - Buranco

- www.lucianopignataro.it - Auso 2008 Primitivo Paestum IGT

Fonte: lucianopignataro.it

La magia del vino si rivela nella possibilità di produrlo anche quando secondo le leggi del mercato non è immediatamente redditizio farlo. Ossia, quando uno di questi ragionieri-manager, gli stessi che hanno fatto fallire banche e assicurazioni lo scorso anno, non avrebbe mai dato il via libera. Invece non c'è prodotto della terra come il vino capace di essere identitario, suonare le corde dell'appartenenza alla terra, impegnare persone in modo del tutto nuovo. Siamo a Sant'Angelo a Fasanella, lungo l'antica via del grano e del sale che da Paestum portava direttamente in Lucania, una delle prime autostrade dell'antichità. La natura si è ripreso tutto e bisogna cercare le tracce del passato nelle grotte carsiche usate come cimitero e come chiese, sulle rocce dove sono scolpiti guerrieri come Antece, nelle rovine sparse qua e là vicino i letti dei fiumi (l'Auso è uno di questi) che escono da questa grande roccia-apolla d'acqua che sono i monti Alburni, la catena dentata che sorveglia la piana di Eboli e che chi viaggia verso Sud si trova improvvisamente di faccia dopo il casello di Battipaglia.


Con il giovane enologo Sergio Pappalardo nel vigneto
Come in tutto il resto del Cilento, l'agricoltura è pulita, ricca di biodiversità, persino alcuni metodi risalgono direttamente aglia antichi romani e non sono mai stati modificati nel corso dei secoli. Qui 41 soci hanno costituito una società (srl e non cooperativa Vivaddio), cominciato ad acquistare i terreni (il loro valore attuale è sui 15.000 euro ad ettaro) e a piantare vigna coltivando in modo biologico. Attualmente siamo sui nove ettari di cui cinque vitati in aglianico, due e mezzo in fiano, un ettaro in primitivo e un vigneto sperimentale con aglianicone, santa Sofia e mangiaguerra antiche varietà autoctone. Il territorio non ha alcune esperienza di produzione commerciale e, come sempre accade, un handicap si è trasformato in vantaggio: essere fuori dalla doc Castel san Lorenzo che oggi, attraverso il commissariamento della sua cantina sociale, sconta le cambiali sulle scelte fatte nel corso degli anni (prima fra tutte quella culturale-colturale basarsi su vitigni quali il barbera e il trebbiano!). L’aglianico ed il primitivo sono posizionati in zona San Vito Prato, ai piedi di Sant’Angelo a Fasanella, un corpo unico su falso piano esposto a Sud. Il territorio è così libero da scheletri archeologici e dal senso di sconfitta. 


Abbiamo provato l'Aglianico e lo troviamo eccezionale, una espressione compiuta di macchia mediterranea senza precedenti grazie anche alla opportuna decisione di non passare in legno che aspettiamo con impazienza. Del Fiano parleremo presto sul mattino dopo un riassaggio. Qui vi segnalo il Primitivo, un Primitivo di altura per la precisione visto che siamo a 500 metri. Un rosso ricco di frutta e dai toni eleganti con spezie quali il pepe, passato in tonneaux, con una resa sotto gli 80 quintali ad ettaro. Sergio Pappalardo lo ha interpretato sino in fondo passando dalla macerazione carbonica (quella che si fa per il novello) a quella alcolica e ottenendo così grandi profumi e buona bevibilità: si presenta insomma come il base della cantina, attualmente arrangiata al centro del paese ma già progettata nelle vigne. Un vino un po' monocorde, certo, e senza ambizioni evolutive, ma la precisa indicazione della qualità del terreno e delle potenzialità di questo territorio: da bere in compagnia, come abbiamo fatto durante il pranzo che ha seguito la visita. E chiuso così:




Auguri alla nuova impresa nel cuore del Parco del Cilento, ennesimo battito d'occhio del gigante in fase di risveglio dopo un sono durato duemila anni.


 

Con il presidente Michele Clavelli

Sede a Sant'Angelo a Fasanella (Cilento). Corso Apollo XI 44. www.tenutedelfasanella.it Ettari: 9. Bottiglie prodotte: 12.000. Enologo: Sergio Pappalardo. Vitigni: primitivo, aglianicone, fiano.

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- Buranco, ovvero dei sogni e della caparbietà di Fernando Pardini

Quante parole per le Cinque Terre. Ne esisteranno di nuove? E' pur vero che ci sono luoghi per ogni stagione, e le parole, quelli, sanno strapparle eccome. O meglio, alcuni luoghi forse valgono per una sola stagione- come lampi rumoreggiano e subito si consumano- altri per tutte. Le Cinque Terre liguri - riviera di Levante- da questo punto di vista sono emblematiche, per la capacità di trasporsi umorali e cangianti ogni volta che le incontri, sorbendo ch'è un piacere nelle loro pieghe le suggestioni del clima e del mare che c'è lì. Ovvio che valgano per ogni stagione, perché in ogni stagione assumono colori ed umori diversi. Sono sensazioni forti e stordenti ben inteso, che volentieri procurano fitte e consapevoli aritmie ai sognatori e ai malati di cuore, per il sentimento di selvaggia e naturale sensualità che riescono a trasmettere, senza veli. Perché le Cinque Terre ieri come oggi sono natura fremente, terra e pietra, intrichi singolari di cose solide e liquide mai passeggere, che ti cambiano dentro pur restando immancabilmente le stesse. Forse è la ricerca di umori più veri che mi spinge a frequentarle quasi esclusivamente in inverno. So di perdermi la primavera, e pure l'estate. Non importa, perché in inverno sento quei luoghi acquisire un respiro diverso e sintonizzarsi sulle frequenze loro naturali mi rende più felice, donandomi persino la fugace quanto subliminale sensazione di un pensare più libero.Le Cinque Terre, per ogni mio inverno, sono capaci di questo. A loro non so rinunciare. Non la folla, non la fretta, non il caos che le sommerge e inquieta quando arriva la stagione calda, quella del sole, dei bagni e delle passeggiate fuori porta. In inverno, sì in inverno, nel loro splendido maledetto isolamento, quando ancor più arroccati ti appaiono i borghi, di involontaria ispirazione cubista, e più abbarbicate fra loro le case, come a proteggersi, e più difficile è la vita, più discinta la natura, più piccoli i carrugi, più neri gli occhi dei pescatori (pochi oramai) divenuti liquidi per troppo guardare. In inverno, non so perché, gli odori son più odori ed il mare più mare. In inverno, guarda un po', sento gli equilibri ricomporsi e la natura sull'uomo prevalere. Se ci andate in inverno vi accorgerete perché quei luoghi di roccia pendente appartengono al mare, ed il mare alla roccia. Entrambi, roccia e mare, ai loro margini instancabilmente si toccano, in amorevole scambio, modellandosi secondo mille versi e forme, quali misteriosi prolungamenti che magicamente da liquidi si fanno solidi, e viceversa. E' un toccarsi talvolta concitato, sgomento, fatto di spruzzi e spigoli, altre volte voluttuoso e gonfio, sensuale e ricurvo. Sì, specialmente in inverno da quei luoghi ne ricevo una sincera vertigine, perché perfino i colori e le forme hanno risposte alle mie domande.

L'ultima volta che sono stato lì era febbraio, febbraio 2004. A febbraio ho trovato risposte, e parole nuove da scrivere. Il cielo era uguale al mare, in simbiosi perfetta sulle tonalità del grigio. Niente di oppressivo, anzi. Quel mare, a Monterosso, si è tradotto sopra di noi in pioggia sottile, calda. Da quello sfondo emergevano il marrone più cupo delle rocce ed il verde sfumato delle macchie a disegnare confini. Il borgo vecchio, nel frattempo, sapeva come fare per proteggerci dagli schiaffi salini del vento. Dal centro del borgo, di fianco ai portici, se ne parte un vico che quasi subito si fa mulattiera, lastricata di pietra, pietra lucida da tanto camminare. Cento passi e ti ritrovi in un angolo di natura nudo e senza fronzoli, di quelli appartenuti da sempre a quelle terre. La valle che ti si para dinnanzi assume la forma di un anfiteatro. Alla base una meravigliosa limonaia, sui cerchi innumerevoli dita di legno, distanziate di un niente, puntate dritte verso il cielo. Sono arrivato a Buranco. Quelle dita i sostegni della sua vigna. Non è un caso che io sia lì. Da qualche anno sto ricevendo continue suggestioni vinose che portano quel nome. Lavorando su frequenze stimolanti mi hanno spinto ad andare per conoscere, i luoghi e le anime. L'anima principe qui si chiama Kurt, Kurt Wachter. Nome e cognome men che meno liguri. Eppure, a causa della sua immedesimazione, ora che lo conosco, è come se quei luoghi gli appartenessero da sempre. Si innamorò di loro una ventina di anni orsono. Istantaneo il coinvolgimento, assai meno la ricerca di un posto da abitare in cui poter lavorare la terra. Buranco allora era natura selvatica in stato di abbandono. I coniugi Wachter lo hanno rimesso in sesto, adoprando soprattutto le mani. Dapprima ristrutturando la vecchia magione, poi facendovi nascere un vigneto secondo terrazzamenti alla maniera ligure, e nel contempo mantenendo in vita l'uliveto. Kurt e sua moglie Sonia oggi sono orgogliosi di Buranco, come di ogni cosa bella che nasce dal proprio impegno. Un giorno, pensano, dimorerà lì l'unico loro orizzonte, senza i continui andirivieni odierni, a trasportarli su e giù dalla Liguria al Liechtenstein.

Il segreto di quella terra pare consista nel particolare climat. I terreni poveri e ricchi di scheletro, la posizione felice e non così esposta di quella valle, la protezione naturale dai venti freddi del nord e le brezze marine e salmastrose portate da un mare che scorgi ed odori giù in basso..... vermentino, bosco e albarola: l'ossatura del Cinque Terre Bianco è tutta lì. Poi ci stanno le passioni in rosso: cabernet, sirah e merlot, insieme, per un vino unico, dopo che le prime prove con il sangiovese non avevano sortito gli effetti sperati. Oggi Buranco è uno splendido angolo di ruralità consapevole, esercitata con attenzione per la natura e per l'ambiente su di un ettaro o poco più di vigneto. Kurt mi mostra con orgoglio il suo letame biologico: "il segreto di Buranco" sostiene lui, insieme alla conoscenza dei piedi di vigna, un per uno da poterli nominare. La microcantina è ordinatissima. Lì, assieme al giovane enologo campano Sergio Pappalardo, sperimenta e vinifica. Il suo Cinque Terre Bianco 2003, in gestazione, sarà frutto di 4 vinificazioni differenti: una con lieviti indigeni e macerazione sulle bucce, condotta in una vecchia botticella di legno da lasciar lavorare in silenzio, un'altra in acciaio con travasi e controllo di temperatura, un'altra ancora in acciaio con affinamento sur lie e rifollature del cappello costituito da uve vermentino fra le più pregiate, infine l'ultima alla borgognona, in tonneau mediante frequenti batonnage. Ricordo la polpa e l'aromaticità intrigante di erbe campestri, timo e rosmarino nei vari campioni odorati di Cinque Terre Bianco 2003, con quello maturato sur lie che aveva una sì bella tensione sapida, un umore salmastroso, un battito minerale tale da allungarne la scia e renderla diritta e decisa. Più espansivo e grasso mi è apparso nella versione travasata così come molto accondiscendente si è dimostrato quello maturato in tonneau, perfettamente in grado di assorbire e rilanciare secondo un melange composito e pieno il conforto del rovere. Dei rossi rammento la naturalezza e la sincerità espressiva del sirah 2003, la cattura sensuale del suo frutto, la scia speziata, la morbida consistenza tannica, di un equilibrio quasi esasperato, piccolo tenero Cote-Rotie di Liguria. Ricordo la forza del cabernet sauvignon 2003, probabile spina dorsale del vino che verrà, ricordo la semplicità e l'umore gioviale del piccolo merlot 2003......

Dal Cinque Terre Bianco 2002 -oggi che lo scrivo è di nuovo qui con me- ho avuto la polpa di albicocca, la grassezza, la dolce accoglienza in ambiti di ottima precisione, leggermente maturi e forse non dinamicissimi e schiaffeggianti come lo furono per l'artigiano 2001, ma non importa. Dal mitico Buranco Rosso 1999, storica prima vendemmia imbottigliata da Kurt, un afflato di nocciola e frutti neri trattenuto ed austero per un calor buono, una sfericità, un comfort talmente aristocratico da ritenersi impensabile appartenere a quelle terre. Ma c'è di più: suadente, ammaliatore, succoso nell'essenza di albicocca matura e pesca, nient'affatto stucchevole, mi avvolge e mi confonde lo Sciacchetrà 2002, da prevalenti uve bosco. Riflessivo, raffinato, lento ad espandersi ed altrettanto nell'abbandonarti, con un naso di macchia ed albicocca secca, miele di zagara e iodio, mi possiede di seguito lo Sciacchetrà 2001. Grande la sensazione di equilibrio e giustezza, elegiaco il portamento, che ha in dote un nerbo talmente affusolato e dolcemente cantilenante da tramutarsi subito in amichevole persuasione.

E' stato così, in compagnia di vini e vignaioli, che ho capito cosa voglion dire caparbietà e sogno. Spiace soltanto non trovare altrettanta determinazione se ti guardi attorno. Come se la gente del posto fosse stata disillusa, chissà. Certo che si tratta di scommesse forti. Molto spesso valgono una vita. Per vincerle occorre volontà, non fretta. Forse i coniugi Wachter possiedono questo dono e non si sono fermati di fronte alle prime difficoltà. Conoscendoli, sono sicuro che non si fermeranno nemmeno domani. Di certo è che grazie alle loro giovani sensibilità contadine un angolo vero di Liguria sta lentamente ritornando a respirare. La terra, di rimando, li sta ripagando con frutti individui. Solo questo basterebbe di già alla meraviglia. Sì, in un posto buono per ogni stagione ho trovato nuovi approdi per nuovi orizzonti.
Le parole a Buranco, con i sogni, cantano.


Azienda Agricola Buranco - 79076 Monterosso al Mare (SP)
tel. 0187.817677

Visita in azienda effettuata nel febbraio 2004

15 giugno 2004


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- 4 Dicembre 2008 - I vigneti delle Coste

- Il Mio Vino Ottobre 2008 n° 10

- Terre Salernitane Settembre/Ottobre 2008