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Ida 2020

12,75

Vino bianco prodotto da un esclusivo uvaggio di uve Greco e Falanghina provenienti dai vigneti di proprietà di Tenuta Valentinia, in Pontecagnano Faiano (SA).

✓ Denominazione: IGP COLLI DI SALERNO
✓ Produttore: Viticoltori Lenza
✓ Annata: 2020
✓ Varietà: Falanghina 70% Greco 30%

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EAN: 0652733288530 COD: ID20 Categorie: , Tag:

Vino bianco prodotto da un esclusivo uvaggio di uve Greco e Falanghina provenienti dai vigneti di proprietà di Tenuta Valentinia, in Pontecagnano Faiano (SA). Affinato per sei mesi in acciaio sulle sue fecce fini, alla vista si presenta di un brillante giallo paglierino dai riflessi dorati; al naso regala sentori di mela cotogna, frutta candita, con un lungo finale minerale caratteristico dei varietali che lo compongono. Al palato è equilibrato e persistente con un buon corpo e una eccellente acidità. Ideale con mozzarella di bufala Campana e con i piatti di mare della tradizione mediterranea.

Temperatura di servizio: 12 – 14 Gradi

Produttore

Viticoltori Lenza

Annata

2020

Note del sommelier

Giallo paglierino limpido e lucente il colore. Il gradevole profilo olfattivo si rivela ricco e composito di idilliaci profumi, che rimembrano gli agrumi, il melone, la pera, la mela verde, il mango, l’ananas, la banana, la ginestra, l’iris ed il caprifoglio. In appresso si manifestano sentori speziati, spifferi di fiori d’arancio ed una lieve nota balsamica. Goloso il sorso che impatta sulla lingua, causando in primis freschezza, morbidezza e sapidità. Cotè fine, raffinato, equilibrato, elegante e seducente. Vino abbastanza complesso e dotato di una sua personalità. Chiusura pervasiva e leggermente amarognola. Da provare su uno spaghetto ai frutti di mare e latticini.

Temperatura di servizio: 12° – 14° C

Scheda tecnica

Posizione del vigneto e geolocalizzazione: Pontecagnano Faiano (Salerno – Campania – Italia) – 40.59945 – 14.90750
Estensione del vigneto: 3,20 ettari
Altitudine: 15/20 metri sul mare
Orientamento del vigneto: piano con orientamento dei filari Est-Ovest
Suolo: limoso fine, debolmente alcalino, calcio-magnesio, ferritico, manganitico
Caratteristiche geomorfologiche e pedologiche della pianura di Paestum: Nell’area sottostante i monti Picentini, a cavallo tra la Costiera Amalfitana e il Cilento si estende la pianura di Paestum, una delle più fertili e produttive di Italia i cui suoli sono caratterizzati da abbondante presenza di argilla e limo.

Densità di impianto: 3333 piante per ettaro
Potatura: guyot
Produzione per ettaro: 70 Ql
Tipo e periodo di vendemmia: manuale, 25 Agosto 2020
Vinificazione: diraspatura, separazione del mosto fiore con leggerissima pressione, fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata; rimontaggi e delestage nell’evoluzione fermentativa, seguiti da affinamento sulle fecce fini per sei mesi.
Imbottigliamento: Aprile 2021
Resa Uva/Vino: 55%
Bottiglie prodotte: 1.866

Dati analitici

Gradazione alcolica: 13,50% vol
Zuccheri residui:
0 g/l
Acidità totale:
7,50 g/l
Acidità volatile:
0,39 g/l
pH:
3.26
Anidride solforosa totale:
68 mg/L
limite legale per cui si è obbligati a riportare in etichetta “contiene solfiti”: 10 mg/llimite legale per il vino bianco secco biologico: 150 mg/l

L’eventuale presenza di precipitati è garanzia di genuinità del prodotto e non ne influenzano le caratteristiche organolettiche

Viticoltori Lenza

Stanilao, ma soprattutto, Valentino Lenza, nonno di mio padre, partecipò attivamente a questa storia di “frontiera”, organizzò un’azienda moderna e tra le sue attività incluse anche l’ allevatoria equina … vero e proprio motore di tutte le attività di bonifica. Negli anni 50 venne insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro.
I tempi cambiano, ma il legame della mia famiglia con questa particolare attività agricola resta; con mio padre l’attività allevatoria si orienta verso i cavalli da corsa al trotto e sorge anche una struttura di corse sotto il patrocinio e la vigilanza del Ministero dell’Agricoltura.

Il vino è arrivato praticamente ieri. Sostanzialmente, per gioco.
Anzi, è stato un modo raffinato e subdolo di un padre per riavvicinare il disattento figlio avvocato a quella che era la vocazione di famiglia. Senza particolari studi enologici alle spalle ma tenendo ben conto delle regole dell’agronomia, tra il 2009 e il 2010, sostanzialmente senza dire nulla alla famiglia, mette dimora un vigneto a corpo unico di c.ca 5,5 ettari di sole uve Aglianico alle pendici dei Monti Picentini, in Montecorvino Rovella.

E’ interessante segnalare, sotto il profilo squisitamente geografico, che il vigneto si colloca sul versante della catena dei Picentini affacciato sul mare Tirreno; a c.ca trenta km in linea d’aria, sull’opposto versante, superata vetta del Terminio ci si trova già in Irpinia e, in particolare, nei Comuni di Montemarano e Castelfranci.

Il vigneto – che in famiglia chiamiamo Vigna di Macchia, essendo un unico corpo – entra in produzione nel 2013 e il primo vino entra in commercio tra il 2016/2017, un rosso da aglianico in purezza vinificato in modo tradizionale, sostanzialmente ricalcando tempistiche e metodiche dell’areale avellinese a maggior vocazione quale quello del Taurarsi.
Un inizio “soft”, di un’azienda che ancora non sapeva come esprimere al meglio il proprio racconto. La passione, però, covava e l a m i a p e r s o n a l e frequentazione con un ambiente umanamente s t i m o l a n t e e quotidianamente sfidante si è alimentata.
La trappola di mio padre era scattata; e ha ingabbiato anche mia moglie Ida, che si è fatta coinvolgere nell’avventura, sostenendomi quotidianamente.

Alla riflessione sui vini, si è accompagnata quella sul racconto; un racconto ; e poiché mi trovo in da un areale privo di una sua storia vitivinicola, non può essere altro che il racconto della nostra storia familiare.

Di qui alcuni paletti, forse banali, ma invalicabili. Il nostro vino proviene esclusivamente dalle nostre uve; le nostre uve provengono esclusivamente dalle terre coltivate dalla famiglia Lenza da oltre cento anni. Quello che arriva sulle tavole degli appassionati è geograficamente localizzato in Campania, in provincia di Salerno, ma non è altro che un
pezzo della storia della Famiglia Lenza ; lo dichiariamo in etichetta “da oltre un secolo il cavallo accompagna la nostra storia; la viticoltura è il nostro futuro”; sempre in etichetta indichiamo l’appezzamento di provenienza delle uve (di fatto sono le aree intorno Tenuta Valentinia o il primo nucleo in Montecorvino Rovella) e credo che dall’anno prossimo inserirò qualche strumento di geolocalizzazione con qr code. In questo contesto il “segnocavallo” racconta la nostra storia e fa da ombrello anche alle altre attività aziendali – l’ippodromo; l’allevamento – in modo da ottimizzare anche i processi comunicativi. Qualche dato di aziendale:

– 10 ettari vitati; il cinquanta per cento in conversione biologica
– Ricco patrimonio ampelografico: dopo l’Aglianico abbiamo introdotto il Piedirosso e le tre varietà autoctone campane di uve a bacca bianca: Fiano/Greco/Falanghina;
– 15 ettari di giovane Oliveto cultivar Frantoio in località Monte di Eboli, anch’esso in conversione biologica;
– 12.000 bottiglie prodotte, oggi ripartite in tre referenze: un rosso da Aglianico in purezza (Massaro 2018); un bianco da uvaggio di  Greco e Falanghina (Ida 2020); un metodo ancestrale da Piedirosso (Gabry 2020);
– 85% delle uve conferite ad altri produttori in Provincia (un sistema che ha consentito di rendere sostenibili i primi anni di lavoro e che, purtroppo, oggi è messo in gravissima crisi dal COVID)
Quanto alla filosofia produttiva, prevale il racconto: il vino è espressione delle uve messe a dimora nella tenuta dei Lenza; in cantina l’intervento deve essere minimo.
Di qui la scelta del metodo ancestrale (dove in pratica il vino viene imbottigliato ancora prima della fine della fermentazione per concludere la presa di spuma direttamente in bottiglia); del rifiuto del legno per la lavorazione del rosso (per ora acciaio e tanto tempo, in futuro il cemento); del rifiuto di macerazioni nella lavorazione delle uve a bacca bianca, alle quali abbiamo preferito tempi più lunghi del solito di sosta sulle fecce fini. Anche in questa logica si colloca la scelta di lavorare con bassi livelli di solforosa aggiunta o addirittura in assenza ove le condizioni lo consentono (delle tre referenze di quest’anno il rosso e l’ancestrale NON contengono la dicitura “contiene solfiti aggiunti” avendo un contenuto inferiore a 10 mg/l)
Grazie per l’attenzione!
Guido e Ida

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